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Velluti Zati (Famiglia)

Velluti Zati Ricerca Avanzata
Titoli Onorifici : baroni di Galluccio, marchesi di Santa Maria di Rifesi, duchi di S. Clemente

Le famiglie Velluti e Zati, entrambe di origine fiorentina, furono legate economicamente alla Sicilia e al Regno di Napoli sin dal XVI secolo.

Gli Zati si trasferirono a Palermo da Firenze alla metà dei Seicento, con il ramo di Simone di Amerigo di Niccolò. Camillo, detto Simone, figlio di Simone e di Lucrezia de’ Medici fu primo marchese del feudo di Santa Maria a Rifesi (Burgio – Agrigento) e morì a Palermo nel 1658, il fratello Giulio lo aveva raggiunto a Palermo dopo il 1627, dove si installò con la moglie Bianca di Piero Bambini da Fano. Loro figli furono Cosimo (1607-1660), secondo marchese di Rifesi che sposò Camilla Capponi; Simone, residente a Palermo che istituì il fidecommesso poi passato ai Velluti per il legame fra questi e la sorella e Anna. Fu il pronipote Placido di Zatino di Giulio, quarto marchese di Rifesi e ultimo di questo ramo del casato, a lasciare i beni fidecommissari della sua linea a Francesco Velluti.

I Velluti si erano insiedati in Meridione con Vincenzo (1591-1669) che dopo un apprendistato a Madrid, si stabilì a Palermo e a Napoli come banchiere, dove ottenne prima la signoria di Grottaglie (Taranto) nel 1656 e poi la baronia di Galluccio nel casertano nel 1661. Il pronipote Francesco di Vincenzo (1699-1749) acquisì nel 1740 il cognome e il fidecommesso Zati comprendente il marchesato siciliano di Santa Maria di Rifesi. In tal modo i beni siciliani si unirono al ducato casertano di San Clemente al Galluccio dei Velluti. La famiglia fu ascritta al patriziato fiorentino nel quartiere di S. Spirito con decreto del 19 gennaio 1756.

Alla fine del XVIII secolo, il duca Simone Vincenzo Velluti Zati (1745-1811), coniugato con Maria Teresa del marchese Orazio Arezzo di Napoli, si trasferì in Toscana e, a Firenze, nel 1788 acquistò il palazzo seicentesco dei Guadagni che dai duchi di San Clemente prese il nome. Il figlio, Simone Francesco (1775-1816) sposò in seconde nozze Carlotta Barbolani da Montauto da cui la famiglia ereditò i beni dell'ex feudo di Montauto.